Il Giappone contemporaneo a Palazzo Venezia con lo spettacolo "Hikikomori"

Museo Nazionale di Palazzo Venezia - ArtCity2017

8 settembre 2017 - Spettacolo

Hikikomori

venerdì 8 settembre ore 21.00
Roma, Palazzo Venezia

drammaturgia di Katia Ippaso e Marco Andreoli
regia di Arturo Armone Caruso
con Luisa Marzotto (La Madre), Aldo de Martino (il Nonno), Giulio Pranno (Il Figlio)
e con la voce di Roberto Latini
scene Fabio Vitale
costumi Roberto Conforti
organizzazione e produzione esecutiva Fabrizio Ciotti

Hikikomori, testo di Katia Ippaso e Marco Andreoli, è il primo capitolo di una Trilogia sul Giappone contemporaneo. Ideato da Katia Ippaso, il progetto comprende tre diversi titoli - Hikikomori, Doll is Mine ed Evaporati - concepibili e rappresentabili anche in forma del tutto autonoma.
Hikikomori è il nome che si dà ad un fenomeno diffuso nel Giappone contemporaneo: la volontaria reclusione degli adolescenti (quasi due milioni) che smettono di andare a scuola e si ritirano nelle loro stanze, dialogando solo con il video e a volte neanche con quello. Molti si lasciano morire. Anche in Italia il fenomeno comincia ad essere molto diffuso e si parla di quasi 100.000 ragazzi, i «senza voce», che hanno smesso di avere qualunque rapporto con i mondo esterno.
Sono tre i personaggi di questa pièce: il Figlio, la Madre e il Nonno. Il Figlio è un adolescente problematico che vive con dolore il sistema autoritario e repressivo messo in piedi dal Padre, personaggio fuori campo che è presente solo come oscura minaccia. La Madre è l’unica persona che entra in contatto con il Figlio. Tra di loro, un combattimento feroce e struggente, in cui si alternano momenti di autentica violenza psicologica e fisica e momenti di abbandono radioso. Il Nonno, infine, è un fantasma che viene a far visita al Figlio, nella stessa stanza in cui tanti anni prima anche lui fu rinchiuso.
Rivisitazione contemporanea della Metamorfosi di Franz Kafka (alcuni estratti del celebre racconto verranno riascoltati nell’interpretazione di Roberto Latini), Hikikomori è un dramma a porte chiuse che racconta la pressione di una società, la nostra, in cui i figli esprimono in una forma drammatica, estrema, il loro disagio. Il finale porta ad una inversione rispetto all’epilogo del racconto di Kafka. Alla fine, la Madre lascerà al ragazzo la possibilità di evadere, prendendo su sé la colpa e la follia, rinchiudendosi dentro quella tana destinata a prendersi le anime dei puri.