Il giardino ritrovato, 13 settembre 2016 - Il primo Rinascimento della scultura a Roma

Martedì 13 settembre alle ore 21.00 il Giardino Ritrovato di Palazzo Venezia ha ospitato la conversazione d'arte di Francesco Caglioti dal titolo IL PRIMO RINASCIMENTO DELLA SCULTURA A ROMA.
Il Quattrocento è stato per Roma un'era di forte dinamismo e di grande ripresa sociale, economica e culturale, dopo il secolo buio della Cattività Avignonese e degli scismi ecclesiastici. Con il ritorno stabile a Roma da parte di un pontefice finalmente unico (e significativamente un romano, Martino V), la città entrò nella fase ‘moderna’ della sua storia, durata poi fino alla nascita dello Stato unitario italiano. La portata di questa svolta si riflette nella produzione artistica maggiore. Roma fu il primo grosso centro della Penisola in cui arrivarono le trascinanti novità architettoniche e figurative elaborate a Firenze, e le rilanciò al mondo cristiano non solo in virtù di una centralità politica recuperata, ma perché quell’arte trovava nell’eredità antiquaria dell’ultima capitale del mondo classico il più fecondo bacino d’ispirazione e di spinte progressive. Nel campo della scultura, dopo la partenza un po’ lenta e a singhiozzo del secondo quarto del Quattrocento, la seconda metà del secolo fu un teatro generoso di iniziative e sperimentazioni degne di far parte a tutti gli effetti, per quantità e qualità, della grande vicenda del primo Rinascimento. Eppure tale capitolo è lontano dall’essere noto e compreso come meriterebbe. L’avvento della Maniera Moderna, con le gesta rivoluzionarie di Michelangelo e dei due Sansovini, ha contribuito alla sfortuna della scultura precedente, senza la quale, però, quella Maniera non avrebbe avuto il medesimo corso. Ma un più complesso intreccio di fenomeni culturali ha fatto sì che il Quattrocento, primo secolo della modernità romana, sia stato recepito e trattato dai secoli successivi come l’ultimo del Medioevo, con conseguenze di rilievo anche per la sopravvivenza materiale del patrimonio monumentale e delle connesse testimonianze artistiche. Accostarsi oggi alla scultura romana del primo Rinascimento significa porsi di fronte a un corpus terribilmente sfigurato: poche sono le opere tuttora nelle sedi e negli assetti originari, mentre molte altre sono perdute interamente, o si presentano in frammenti sparsi ai quattro angoli del mondo (attraverso gli infiniti canali della proprietà privata e del collezionismo), oppure rimangono sì a Roma e nel Lazio, ma in allestimenti del tutto diversi da quelli per cui le opere furono pensate. Questo intervento accennerà a tale vasta fenomenologia, concentrandosi su tre classi di manufatti, per mostrare attraverso di essi quali sono le problematiche odierne della scultura romana, e quali possono essere i metodi per affrontarle: i cibori sugli altari maggiori delle basiliche; le arche dei santi; le tombe di altri personaggi cospicui (quasi sempre dei ranghi curiali).

Alla conversazione ha fatto seguito, come di consueto, la visita di alcuni ambienti del Palazzo a cura del Direttore Sonia Martone.

 Le conversazioni d'arte sono curate da Marco Ruffini.